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Achille Lauro

"FM 98.99 - Il Banco degli Imputati"

[Testo di "FM 98.99 - Il Banco degli Imputati"]

(Attenzione, volante 15...)
Mi alzai dal banco degli imputati, l'avvocato mi tirava per la manica per farmi capire che non dovevo parlare (Shh, silenzio). Aveva l'aria impaurita, l'aria di chi non sa come gestire una situazione (Cosa fai?), come se al posto mio ci fosse lui. Ero stato 48 ore chiuso in una cella a pensare a cosa dire, mi avevano fatto dormire con le luci accese, l'aria gelida e una coperta che puzzava di piscio, mentre mi ripetevano: “Questa volta sono cazzi tuoi (Non io, non io), questa notte finite tutti in galera”. Avevo avuto giusto il tempo per cercare di non sembrare una cattiva persona, abbassandomi i capelli, togliendomi quei bracciali dal polso e le collane dal collo, come fossero catene che mi imprigionavano in un'altra persona (Bravo ragazzo, bravo ragazzo). (Lo vedi, mio figlio...) Pensavo a mia madre, a quanto aveva fatto per evitarlo. Ero davanti al bivio, Dante lo descrive come un'immensa voragine che si spalanca nelle viscere della terra. Questa cavità sotterranea si è aperta quando Lucifero, cacciato dal cielo dopo la sua ribellione a Dio, fu scaraventato al centro della terra. Mi alzai in piedi e dissi: “Signor Giudice, ho sbagliato” e mentre l'avvocato mi tirava per quella manica, pensavo solo: “Io non voglio finire così” (Sia benedetta tra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù). E qualcuno lassù lo sentì.
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